La benedizione celeste

Esempi-di-benedizione-celeste Nelle più antiche icone di misura a noi pervenute, l’immagine del santo patrono non appare mai da sola: sempre troviamo, nella parte alta, una immagine dei cieli aperti che richiama il primato assoluto di Dio (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica n. 303, 304) e la funzione del santo di intercessore presso il Padre (CCC n. 956), bene supremo e unica sorgente di ogni bene: «Solo in Dio riposa l’anima mia; / da lui la mia speranza. / Lui solo è mia rupe e mia salvezza, / mia roccia di difesa: non potrò vacillare» (Sal 62, 2-3). E in un documento russo sull’icona di misura è scritto: “non dobbiamo dimenticare che il santo in sé non ha alcun potere per aiutare l’uomo, ma riceve questa possibilità da Dio”.

Il fondamento biblico circa la presenza nell’icona dell’immagine dei cieli aperti si trova negli Atti (7, 55-56): «Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra e disse: “Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio».

Nei “Cieli aperti” troviamo la Santa Trinità, oppure Cristo raffigurato come Pantocrator, nel Mandylion, oppure con una mano benedicente. A volte è rappresentata la Madre di Dio col Bambino, o la protezione della Madre di Dio (Pokrov). In mancanza dei cieli aperti, anche la croce tra le mani del santo, simbolo del martirio, può essere sufficiente ad esprimere il rimando a Dio.